Scegliamo giovani che rifiutano la guerra per diventare leader di domani

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Un messaggio universale di pace dal Principato di Monaco. Grande successo per lo spettacolo “Dissonanze in Accordo”

 


 

(Montecarlo, 10 marzo 2017). Cosa significa cercare la pace per chi ha vissuto la guerra? Come si può convivere con il proprio nemico senza odiarlo? Come si supera il conflitto? Ci ha raccontato questo doloroso e difficile percorso lo spettacolo “Dissonanze in Accordo. Un messaggio universale di pace dal Principato di Monaco”in scena ieri sera al Theatre des Varietés  e promosso dall’associazione Rondine Cittadella della Pace con il Patrocinio dell’Ambasciatore d’Italia nel Principato di Monaco S.E. Cristiano Gallo e il Lions Club Monaco.

Un’iniziativa nata dalla volontà di Giuseppe Spinetta, Ambasciatore di Rondine nel Principato di Monaco, per promuove insieme ai soci monegaschi la mission dell’Associazione Rondine Cittadella della Pace e portare un testimonianza concreta su quello che significa costruire la pace.

“Questa iniziativa vuol essere un piccolo passo per la costruzione della pace nel mondo – afferma Giuseppe Spinettaintroducendo lo spettacolo – cinque anni fa io e mia moglie Ritalba abbiamo conosciuto questa realtà ed è stato un colpo di fulmine. Questi giovani, allora come oggi, raccontano storie di pace con consapevolezza e speranza e grazie a loro la pace potrà essere meno un un’utopia e più una realtà”

“Questa vuol essere una serata portatrice di speranza – così il presidente dell’associazione, Franco Vaccarida il benvenuto ai presenti – ma questo sarà possibile solo che vi lascerete ferire da queste storie. Perché ogni relazione solida, capace di cambiare il mondo, inizia con una ferita d’amore. La pace è una parola troppo preziosa per permettere che si banalizzi con la retorica, ecco perché parliamo di come è possibile viverla in concreto, ogni giorno, in un mondo che è continuamente incubatore di inimicizie e di guerre”.E’ stato quindi il momento di dare voce ai veri protagonisti della serata, gli studenti provenienti da luoghi di guerra di tutto il mondo che vivono l’esperienza della Cittadella della Pace di Rondine: giovani che rifiutano l’etichetta di “nemici” che la storia ha loro assegnato e che hanno scelto di incontrarsi a Rondine, vivere, studiare e lavorare insieme per costruire un futuro di pace per i propri paesi. Le loro voci hanno restituito un racconto che conduce verso il superamento del conflitto intrecciando storie personali di dolore ma anche di perdono e di speranza, accompagnate dall’Ensemble Rondine, orchestra costituita da giovani musicisti italiani ed internazionali.

Storie come quella di Ana, serba e della “sua” guerra vissuta da lontano “perchè i miei genitori hanno provato a proteggermi da tutto” anche se, come ci racconta, “in realtà, dalla guerra non si può scappare”. Quei ricordi di un cielo che si fa arancione per le esplosioni, il rumore degli aerei, la paura che i genitori non tornino dal lavoro. E di là un nemico responsabile di tutto. “Ora, quando sento la parola “Kosovo” la collego con la sofferenza e la terra avvelenata da uranio impoverito, rovesciata dal sangue e irrigata dalle lacrime”. 

Dalla guerra dei Balcani andiamo in Caucaso con la storia di Astanda, abcasa. “Sono nata nel 1992, avevo due settimane quando è iniziata la guerra. Ma che cos'è la guerra nella comprensione di un bambino?”. Astanda ci racconta un infanzia vissuta nel difficile dopoguerra dove “la risposta per tutte le domande era sempre la stessa: «Perché c’è stata la Guerra!». “Nessuno è stato capace di proteggere i cuori dei bambini dai forti turbamenti che ci hanno investito… era impossibile, perché tutto intorno ci parlava di «lei»”. Poi è arrivata a Rondine dove ha “visto «lei» attraverso gli occhi di tutti gli studenti”, scoprendo che “il dolore provocato da questa terribile parola, si sente in tutte le voci, sempre”. Ma anche se dopo la pioggia arriva l’arcobaleno la guerra lascia dietro di sé dei ricordi incancellabili.

Anche Ulwia, azerbaigiana, è riuscita a scappare dalla guerra del 1993 tra Armenia ed Azerbaigian sul Nagorno Karabakh ma poi ha vissuto le conseguenze della guerra per tutta la vita. Sempre in fuga, sempre cercando la sua identità e la pace.

Poi quest’anno ad aprile per la prima volta è stata violata la tregua e suo fratello è partito militare. “Non potevo crederci più – racconta Ulwia - la pace che a Rondine era cresciuta nel mio cuore ora non aveva più senso, era solo una bugia”. Quello stesso giorno a  Rondine la aspettavano due studenti Armeni, i due ragazzi che a casa sarebbero stati dei nemici. “Quando ho incontrato uno di loro dentro i suoi occhi, ho rivisto la mia stessa paura, la stessa rabbia, l’odio che stavo provando nel mio cuore. Anche suo fratello era al confine, in guerra”. E’ stato quello il momento in cui Ulwia ha capito cosa è la pace: “Io che mi preoccupo per il fratello del mio «nemico», per sua madre e per i suoi cari che piangono dall’altra parte del conflitto come i miei”.

Anche Giorgi è nato «sotto il fuoco della Guerra».  “Per tutta la mia infanzia infatti ho vissuto sotto stress e provavo dolore e sofferenza”,  Giorgi è georgiano ed è arrivato a Rondine nel luglio 2015  per “incontrare  «loro», quelli che stavano  arrivando  con i carri armati, ma invece qui li ha scoperti disarmati e con il sorriso sulla faccia. Rondine – spiega Giorgi – è un luogo fatto di regole non scritte,  un mondo senza confini dove possiamo finalmente incontrarci senza muri che ci separano. Un mondo in cui la convivenza con l'altro mi ha portato a riconoscere che una parte di «loro», è diventata «noi»”. E così anche un semplice regalo se proviene dalla amica/nemica abcasa ha un significato unico: “E’ il regalo del nostro futuro comune”.

Lo spettacolo si chiude con le parole di Giorgi che parla a nome di tutti: “Stasera, come a Rondine, vi invito a ricevere le mia storia come un regalo, come il regalo della speranza, come il regalo per il futuro”.

 

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