L'incontro tra i russi e gli emigrati russi all'estero

I russi disconoscono l'insalata russa. Non la mangiano. Non capiscono che legame c'è tra loro e questa maionese decorata di carote e piselli. Però con tutta la disperazione devono riconoscere: c'è qualche legame sottile sottile tra questo piatto e uno dei piatti russi più famosi e amati da tutte le parti - l'insalata "Olivier". L'insalata "Olivier" si fa con patate, carote, carne tagliata in cubetti, uovo sodo, cetrioli in salamoia, piselli e un po' di maionese. Solo un po', eh, non come nella finta insalata russa.

 

 

 

 

L'insalata russa versione italiana e l'insalata russa versione russa

 

La nostra insalata è morbida, ha un gusto saporito moderato. Al posto della carne si aggiungono la mortadella, o wuster, o pezzi di pollo, con il pollo vanno bene anche i funghi, tutto ben cotto. Può andar bene per tutti - per gli anziani, per i bambini, per un gruppo degli ospiti a casa, dei colleghi arrivati al seminario. Per tutti e per tutte le situazioni. Una vera e propria sagra dell'insalata "Olivier" è la notte del Capodanno. Non si può immaginare una cena russa di Capodanno senza quest'insalata.
Quindi non c'è niente di strano che la nostra insalata più famosa sia conosciuta anche all'estero.
Ma perché in una versione così spaventosa?

L'insalata "Olivier" versione russa ha una lunga storia, a partire da fine Ottocento, e porta il nome del cuoco francese, proprietario di un ristorante a Mosca di quell'epoca. La ricetta sovietica era molto diversa dal piatto originale di Olivier e si basava sui prodotti più accessibili e resistenti al freddo d'inverno, ed è cambiata un po' anche a seconda della situazione economica del libero mercato.
Anche "l'insalata russa" all'estero deriva dall'invenzione di Olivier, ma prende un'altra via: sono stati gli emigrati russi a portarla all'estero. Quegli emigrati che hanno lasciato il paese dopo la Rivoluzione - e se tornavano indietro, finivano arrestati e sparivano, - e hanno formato un ramo della cultura russa molto forte e di gran valore, soprattutto in letteratura.

Si parla di tre "ondate" dell'emigrazione russa nel Novecento.
La prima e' quella dopo la Rivoluzione del 1917. L'alta nobiltà e i rappresentanti delle élite culturali lasciavano il paese sicuri di poter ritornare qundo la situzione si sarebbe calmata. In realtà quelli che tornavano spesso finivano nei lager. Quelli che invece si sono rimasti in esilio per tutta la vita hanno creato grandi enclave della cultura russa di alto livello, che ha lasciato una ricchissima produzione letteraria, il famoso balletto - e, oltrettutto, i locali con la cucina nazionale.

 

 

 


 

Protagonisti tipici della prima ondata: politico Vladimir Nabokov (padre del famoso scrittore) e la principessa Irina Jusupova (diventata a Parigi codirettrice di un ente della moda)

La seconda ondata era formata dai militari negli anni della seconda guerra mondiale.
La terza, a partire dagli anni '70, è legata all'unica possibilità di emigrare dall'Unione Sovietica: le persone di origine ebraica potevano richedere il permesso di partire per l'Israele; dall'Israele si poteva andare anche altrove, solo che non si poteva più entrare nell'Unione Sovietica.
Se gli emigrati della prima ondata rappresentavano le classi sociali più alte e portavano con sé le tradizioni aristocratiche di una Russia imperiale, quelli della terza erano gli impiegati o gli intellettuali, in entrambi casi marginalizzati nella società dell'epoca tardosovietica.

 

 

 


 

Protagonisti tipici della terza ondata:scrittore Sergej Dovlatov e poeta Iosif Brodsky

Gli emigrati della terza ondata come cultura russa hanno portato con sé all'estero una cultura che non esiste più - quella sovietica. Non esiste più, ma è ancora familiare a quelli che sono nati nell'Unione Sovietica e ne vedono tante tracce attorno a sé. Quindi, per un russo che oggi incontra gli emigrati della terza ondata l'incontro non risulta né traumatico né troppo sorprendente.
Invece quelli della prima ondata rappresentavano una cultura che non esisteva più nemmeno per quelli della terza ondata. Una cultura cancellata, in certo senso, due volte. E allora, i russi che oggi vanno all'estero di tanto in tanto si trovano di fronte alla cultura che è come un sogno. Ne riconoscono gli aspetti più intrinseci, più profondi, ma gli è nello stesso tempo assolutamente estranea.
Come quest'insalata. Che alla fine non è un'offesa occidentale alla nostra insalata più amata. E' una traccia di storia, una traccia lasciata dalla nostra stessa cultura. La nostra cultura che, lasciando periodicamente i suoi rami nella terra estranea, li fa fiorire.11 agosto 2008

Riva Evstifeeva (Russia) - Studentessa di Rondine
10 febbraio 2009