Quarto appuntamento del viaggio tra le Università degli studenti di Rondine. La testimonianza di Guy Frishman
Israele è il terzo paese al mondo per numero di laureati rispetto alla popolazione globale (20%).
L'università ebraica di Gerusalemme è la più antica università israeliana ed una delle migliori al mondo, nonché sede della Biblioteca Nazionale. Costruita durante il periodo del Mandato britannico della Palestina, su iniziativa del movimento sionista, fu inaugurata nel 1925. Molti i nomi di celebri professori, soprattutto tedeschi, che collaborarono al progetto, emigrando dalla Germania. Tra i primi membri del Consiglio citiamo Einstein, Freud, Buber e Weizmann. Successivamente, furono fondate l'Università tecnica e il Technion di Haifa, l'Università di Tel Aviv, la Ben Gurion di Negev (Beersheba) e l'Università religiosa di Bar Ilan. A fianco dei cinque atenei pubblici, ci sono decine di istituti accademici privati: quelli più grandi sono quasi al livello di vere e proprie università, altri sono più specifici. I titoli di studio finali che si ottengono dai due tipi di strutture accademiche (pubbliche e private) sono gli stessi; tuttavia, i laureati delle università pubbliche sono tenuti in maggiore considerazione, poiché il processo di formazione è molto più impegnativo.
Il sistema universitario israeliano ricalca grossomodo il modello anglosassone e tedesco: vi è un primo grado di laurea, il cosiddetto "B.A." ("Bachelor of Arts"), il master ("Master of Arts", M.A.) ed infine il dottorato ("Philosophy Doctor", Ph.D.). Dopo la laurea di primo livello, si può scegliere tra master pubblici o privati, in entrambi i casi molto costosi. Chi ha conseguito una media alta nella B.A. ha la possibilità di un percorso "speciale" che permette di frequentare il Master durante il Dottorato.
Diversamente da quanto accade generalmente in Italia, in Israele il passaggio dalle scuole superiori all'università non è immediato: in particolar modo, gli uomini devono sostenere tre anni di servizio militare. Successivamente, per tradizione, si intraprende un viaggio all'estero di alcuni mesi. Di conseguenza, l'inizio del percorso accademico avviene di solito intorno ai 25 anni, con una maggiore maturità nell'intraprendere la scelta della facoltà ed il conseguente cammino di studi.
Per accedere, è necessario superare l'Esame Psicometrico, articolato, per tutte le facoltà, in tre parti: una prova di abilità verbale (conoscenza della lingua ebraica, logica, ecc), una di matematica ed una di inglese.
Ogni facoltà decide poi la soglia di sbarramento da applicare, in base al numero di richieste. La votazione è relativa, nel senso che non conta tanto rispondere al maggior numero di domande, quanto avere un punteggio superiore agli altri.
Per la preparazione all'esame psicometrico, alcune aziende private organizzano corsi specifici, che insegnano i trucchi per il superamento della prova. Esistono anche scuole pubbliche, ma sono meno efficaci. Questo provoca, logicamente, un'ulteriore divisione socio-economica nell'accesso all'università.
La votazione della prova d'ingresso viene poi sommata a quella dell'esame di maturità, e dalla media ricavata viene stabilito l'accesso o meno ai corsi.
Una volta ammessi, gli studenti sono tenuti obbligatoriamente a scegliere due corsi di laurea paralleli, anche su materie distanti tra loro (come Filosofia ed Informatica, per esempio). Ne consegue un carico di studio notevolmente superiore a quello a cui sono abituati gli universitari italiani. Dal secondo anno, lo studente può scegliere liberamente di continuare entrambi i corsi, di concentrarsi maggiormente su uno e meno sull'altro o di abbandonare definitivamente uno dei due.
Gli esami sono sempre scritti, generalmente lunghi e piuttosto complessi.
Le lezioni sono tenute in ebraico, ma i libri possono essere anche in inglese (o in altre lingue), quando non è disponibile una traduzione dell'opera originaria in ebraico. Gli esami e le tesi possono essere dati in qualsiasi lingua, a patto che ci sia un docente che la comprenda. L'inglese è così importante nel mondo accademico, perché per Israele è fondamentale aprirsi all'estero (in particolare a Inghilterra e Stati Uniti), considerata la ristrettezza del "mercato" interno.
Il nostro studente ha idee chiare sulle vicende di attualità politica intorno all'università: la ventilata privatizzazione del settore porterebbe ad un abbassamento del livello qualitativo della formazione universitaria. Nell'attuale panorama neo-liberalista, le facoltà favorite sono Diritto, Economia, Gestione delle imprese ed Informatica, situate in strutture moderne ed adeguate, a scapito delle ormai abbandonate discipline letterarie (Filosofia, Storia, ecc), rimaste nelle sedi originarie. A ciò si aggiunge una sostanziale riduzione del numero dei docenti.
Per quanto riguarda il rapporto con gli studenti arabi, è necessario distinguere tra coloro che vivono nei territori occupati, che seguono un sistema scolastico proprio, e gli arabi israeliani, che invece rientrano nel sistema israeliano e ricevono dal governo numerosi aiuti economici e di inserimento. Riguardo la lingua, il problema non si pone: essi devono imparare l'ebraico già dalla scuola primaria.
Sono previsti laboratori appositi per gli arabi israeliani, ma anche per i nuovi immigrati ebrei (dall'Etiopia, dagli Stati Uniti, dal Sud America, dall'Europa) che giungono in Israele da soli, senza la famiglia, per sostenere il servizio militare, e poi rimangono per frequentare l'università.
Una questione assai dolorosa, come ovvio, è quella che concerne l'intreccio tra il sistema universitario israeliano e i conflitti in corso anche nelle loro ripercussioni internazionali. Ad esempio il boicottaggio attuato dalla Britain's Association of University Teachers verso le due università israeliane di Haifa e Bar Ilan ha suscitato la dura condanna da parte dell Ministro degli Esteri israeliano, che sottolinea come un provvedimento simile sia stato adottato proprio verso l'unico paese del Medio Oriente che consente una completa libertà accademica. Inoltre, continua il comunicato del Ministro, esso "è destinato a colpire i rapporti accademici che si stanno formando fra istituti israeliani e palestinesi".
Beatrice Bertozzi - volontaria
25 aprile 2009