Giovani israeliani, bosniaci e italiani a confronto per un futuro di pace


“Today's Revolution Is Understanding; Make Peace Happen”, ovvero “La rivoluzione oggi è capire; fate accadere la pace”. Un acronimo, quello di Triumph, che nasconde un messaggio importante: costruire la pace attraverso il dialogo interculturale tra giovani provenienti da realtà diverse e solo apparentemente lontane.

Obiettivo raggiunto anche quest'anno per il progetto giunto alla sua seconda edizione e conclusosi ufficialmente mercoledì 21 luglio presso il Teatrotenda di Rondine, alla presenza delle autorità locali, di tutti i partecipanti e degli organizzatori.

Un campo residenziale che ha animato la Cittadella della Pace dall'11 al 22 luglio attraverso la partecipazione di 37 giovani, di età compresa tra i 15 e i 17 anni, provenienti da Israele, Bosnia-Erzegovina e Italia. Uniti da uno spirito di collaborazione per costruire un futuro di pace condiviso, i ragazzi hanno vissuto, giocato e riflettuto assieme, cercando di analizzare le rispettive differenze per trovare un punto di contatto. Un vero melting pot di culture e tradizioni che ha prodotto ogni giorno un'esperienza importante, come spiega Ursula Armstrong, responsabile del progetto: “I ragazzi hanno svolto molte attività all'aperto, sport e giochi, ma non sono mancati i momenti di dialogo e discussione. Divisi in piccoli gruppi hanno provato a capire non tanto le ragioni dei conflitti politici, quanto le proprie esperienze personali ed interpersonali in relazione ad essi”.

Il progetto ha previsto anche visite ad importanti luoghi di culto di Firenze - la moschea, la sinagoga e la chiesa ortodossa russa – e una giornata presso un parco avventura con percorsi tra gli alberi, dove i ragazzi hanno dovuto mettersi alla prova. La sfida ai propri limiti rientra infatti nel percorso formativo di Triumph, come spiega Elisa Lazzerini, animatrice del campus: “Uno degli obiettivi era quello di evitare l’estraniamento dei ragazzi, sia come forma di sottovalutazione personale sia come rifiuto di fronte alle difficoltà”. Anche quando la difficoltà consiste nel trasformare l'incontro con l'altro in un'occasione di crescita personale: “Nella prima edizione del progetto – racconta Zahava Zoronio, educatrice del centro arabo-ebraico Beit Hagefen di Haifa - i ragazzi israeliani, che sono sia arabi sia ebrei, hanno incontrato solo giovani italiani;  invece quest'anno hanno avuto la possibilità di entrare in contatto con una realtà, quella bosniaca, che conoscevano poco e che è presente qui a Rondine nelle sue varie sfaccettature, con bosniaci musulmani, croati e serbi. Una grande opportunità per capire meglio i conflitti e il modo in cui altri giovani, in diverse parti del mondo, hanno dovuto affrontarli o li affrontano ancora oggi.” Alla serata finale, organizzata per diffondere i risultati del progetto, erano presenti, tra gli altri, il vicepresidente di Rondine, Angiolo FabbroniShaul D'Angeli del Rotary club di Haifa, partner del progetto negli ultimi due anni e cofinanziatore, Alessandro Caporali, assessore del Comune di Arezzo con delega alle Politiche comunitarie internazionali e  Leonardo Nepi, vicepresidente del Circolo per l'Europa.Project Triumph è finanziato dalla Commissione Europea - Direzione Generale Istruzione e Cultura - nell’ambito del programma "Gioventù in Azione". Ha inoltre il patrocinio e contributo della Regione Toscana ed è in partenariato con il Rotary International di Haifa (Israele) e la Gradiska Youth Organisation di Gradiska in Bosnia Erzegovina.

(Beatrice Bertozzi)