Un’occasione unica per togliere il moggio dalla propria inquietudine e fare manutenzione della propria vocazione professionale.

 

Dal 16 al 18 gennaio, a Rondine, si è svolta la prima tre giorni di studio e ricerca del Laboratorio Internazionale sul Metodo Rondine.

Un gruppo pioniere di docenti universitari, provenienti da 7 Atenei e da 8 diverse aree disciplinari – dalla filosofia alla pedagogia interculturale, dalla psicologia alla sociologia, dall’estetica alla pedagogia sociale e alla didattica speciale – ha vissuto un’esperienza intensa di cura e manutenzione della vocazione professionale. Hanno preso parte all’esperienza: la Prof.ssa Silvia Nanni (Università dell’Aquila), la Prof.ssa Nicoletta Di Genova (Università dell’Aquila), il Prof. Giuseppe Milan (onorario, Università di Padova), la Prof.ssa Simonetta Bungaro (già direttrice del Conservatorio di Trento), la Prof.ssa Alessia Signorelli (Università di Perugia), la Prof.ssa Anna Bertoni (Università Cattolica di Milano), la Prof.ssa Francesca Simeoni (Università Cattolica di Lione), la Prof.ssa Claudia Mazzucato (Università Cattolica di Milano), la Prof.ssa Silvia Cataldi (Sapienza Università di Roma).

Sotto la guida di Benedetta Sonaglia – Ph.D., ricercatrice in ambito filosofico, formatrice di approccio tras-formativo e Responsabile dell’Ufficio Misurazione di Impatto e Ricerca di Rondine – il gruppo si è lasciato interrogare da quell’inquietudine che da sempre orienta e alimenta la ricerca accademica e che, a Rondine, trova casa, con la possibilità di fiorire e rifiorire.

Un’esperienza accademica innovativa

La tre giorni ha rappresentato un’esperienza di particolare valore per il mondo accademico, offrendo uno spazio di ricerca e riflessione che riconosce il lavoro scientifico non solo come produzione di conoscenza, ma come pratica incarnata, relazionale e vocazionale. L’interesse crescente del mondo universitario nei confronti del Metodo Rondine si è espresso attraverso la partecipazione di docenti di discipline differenti, accomunati dal desiderio di esplorare un approccio capace di coniugare rigore teorico, profondità antropologica e sperimentazione educativa.

Il carattere residenziale e relazionale dell’esperienza ha permesso di abitare il tempo della ricerca in modo inedito: non come frammento separato dalla vita, ma come processo continuo di trasformazione personale e professionale. In questo senso, Rondine si è confermata come un vero e proprio laboratorio vivente, in cui la ricerca accademica si intreccia con l’esperienza, il dialogo e la cura delle relazioni.

Un itinerario trasformativo

In assonanza con l’idea che la formazione sia una tras-formazione (Bildung), le tre giornate sono state pensate come un itinerario trasformativo per far fiorire l’immagine scritta nel cuore attraverso un’esperienza meditata di vita.

Attraverso un vero e proprio pellegrinaggio, le docenti sono arrivate a Rondine venerdì 16 gennaio per aprire i lavori dedicati, in questa prima giornata, all’attenzione interiore, alla riscoperta del filo rosso di quell’inquietudine che ha trasformato una ricerca individuale in una vocazione professionale.

La mattina di sabato 17, Francesca Canturi – psicologa, Ph.D. in neuroscienze e formatrice di Academy – ha accompagnato il gruppo nella trasformazione della meta-lettura interiore in una narrazione ad alta voce, attraverso una delle pratiche più innovative del Metodo Rondine: l’Arcolaio della Pace. Nel pomeriggio, Spinella Dell’Avanzato – Ph.D. sociologa e coordinatrice dei contenuti scientifici e del monitoraggio delle Sezioni Rondine – ha guidato una pratica di co-progettazione, capace di trasformare l’inquietudine individuale in un elemento inquieto a servizio del mondo.

In chiusura di giornata, Annalisa Fabbrucci (tutor di World House), Andrea Margiacchi (tutor del Quarto Anno) e Noam Pupko (Responsabile del Quarto Anno Rondine, Rondine d’Oro e pioniere della figura del tutor di classe) hanno condiviso la loro esperienza professionale come testimonianza viva di un’inquietudine che si fa luogo di incontro reciproco e orienta pensieri e pratiche educative.

Domenica 18 gennaio si è svolto l’evento conclusivo con l’inaugurazione della Casa della Ricerca: a ciascuna partecipante è stata consegnata una chiave, insieme all’invito a coltivare un sentiero di ricerca condiviso, appassionatamente inquieto.

Un ringraziamento speciale va a Yahel Halfon, Cristina Amidei e Piera, con il supporto di Maria Cristina Cippitelli, per la cura e l’attenzione dedicate alla realizzazione degli strumenti e dei gadget.

Verso YouTopic Fest 2026

Questa esperienza si inserisce in un percorso più ampio di riflessione che guarda a YouTopic Fest 2026, il Festival internazionale di Rondine, che sarà dedicato proprio al tema dell’inquietudine.

La tre giorni Recovery for Researchers ha rappresentato un momento significativo di avvicinamento al Festival, anticipandone il cuore tematico e offrendo al mondo accademico uno spazio privilegiato per interrogarsi su una domanda cruciale del nostro tempo: come custodire la scintilla dell’umano? 

Rondine esprime infine la propria gratitudine allo staff che, da oltre due anni, si ritrova mensilmente in un Laboratorio di meta-riflessione: un lavoro silenzioso e costante di manutenzione ordinaria che ravviva la fiamma dell’inquietudine – una fiamma che arde ma non si consuma – e rende possibile ogni sviluppo formativo e riflessivo dell’approccio trasformativo al conflitto.

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