Da Sarajevo a Mostar e Tuzla, una missione internazionale per rafforzare le collaborazioni
con università, organizzazioni della società civile e realtà impegnate nella riconciliazione.
Al centro, nuove opportunità per le giovani generazioni e la diffusione del Metodo Rondine nei Balcani

Rafforzare le relazioni costruite negli anni, incontrare nuovi interlocutori e ampliare le opportunità di formazione per i giovani. Con questi obiettivi Rondine Cittadella della Pace è tornata in Bosnia ed Erzegovina, dal 1° all’8 ottobre 2026, per una nuova missione internazionale che ha attraversato Sarajevo, Mostar e Tuzla.

Il viaggio, condotto da Benedetta Merlino dell’Ufficio Relazioni Internazionali di Rondine, si inserisce in un percorso di collaborazione continuativa con il Paese e segue la missione dello scorso marzo, dedicata alla selezione dei candidati al programma World House.

Questa volta Rondine ha scelto di ampliare il proprio raggio d’azione, coinvolgendo interlocutori attivi in diverse aree del territorio. Un lavoro di costruzione di relazioni che guarda anche alla prossima call for applications della World House, con l’obiettivo di far conoscere il Metodo Rondine e raggiungere un numero crescente di giovani interessati a intraprendere un percorso internazionale di formazione alla trasformazione creativa dei conflitti.

Sarajevo, il dialogo tra istituzioni, cultura e diritti umani

La missione è iniziata a Sarajevo, dove Rondine ha incontrato la Youth Focal Point del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) e Claudia Zini, fondatrice di KUMA International, organizzazione che promuove processi di riconciliazione attraverso l’arte e la cultura.

Il programma ha compreso anche un appuntamento con il Global Campus of Human Rights, occasione di confronto sui temi dei diritti umani e dei processi di democratizzazione.

Incontri che hanno permesso di approfondire prospettive comuni e individuare nuovi spazi di collaborazione, a partire dalla centralità dei giovani nella costruzione di società capaci di affrontare i conflitti senza ricorrere alla violenza.

Mostar, costruire relazioni dove il dialogo è una necessità

Il viaggio è proseguito a Mostar, città il cui passato continua a interrogare il presente della Bosnia ed Erzegovina e nella quale il tema della riconciliazione conserva una particolare rilevanza.

Qui Rondine ha incontrato Vernes Voloder, Project Manager del Nansen Dialogue Center, organizzazione impegnata da anni nella promozione del dialogo interetnico e nella costruzione di relazioni tra comunità.

Un ulteriore momento di confronto si è svolto presso l’Università Džemal Bijedić, dove sono state approfondite le possibilità di collaborazione con l’Ateneo, anche per favorire la diffusione delle future candidature alla World House.

Il coinvolgimento delle istituzioni universitarie rappresenta un passaggio importante per rendere sempre più accessibili i percorsi di Rondine e creare collegamenti stabili con le nuove generazioni del territorio.

Tuzla, università e società civile per il protagonismo giovanile

L’ultima parte della missione ha portato Rondine a Tuzla, attraverso una serie di incontri con realtà accademiche e organizzazioni impegnate nella partecipazione democratica, nel dialogo e nello sviluppo delle comunità locali.

Il confronto con l’Università Internazionale di Tuzla, rappresentata da Selma Ćebić Babajić e dalla vicerettrice per le Relazioni Internazionali Vesna Bratovčić, ha consentito di approfondire possibili collaborazioni nel campo della formazione e delle opportunità internazionali per gli studenti.

Il programma ha coinvolto anche Miralem Tursinović dell’Omladinski Resursni Centar (ORC), realtà attiva nella promozione della partecipazione giovanile; Vehid Šehić, presidente del Forum Građana Tuzle; e la Fondacija Tuzlanske Zajednice (Tuzla Community Foundation), impegnata nel rafforzamento delle comunità attraverso iniziative di cittadinanza attiva e sostegno ai giovani.

Esperienze differenti, accomunate dalla convinzione che il coinvolgimento delle nuove generazioni costituisca una risorsa essenziale per lo sviluppo democratico e la coesione sociale.

Una rete che continua a crescere

La missione è stata anche l’occasione per ritrovare le Rondini d’Oro presenti nel Paese, gli ex partecipanti alla World House che, conclusa l’esperienza nella Cittadella della Pace, continuano a mantenere vivo il legame con Rondine e a portarne i valori nelle proprie comunità.

Una rete internazionale che rappresenta uno degli elementi distintivi del percorso formativo: l’esperienza non termina con il ritorno nei Paesi d’origine, ma prosegue attraverso relazioni, iniziative e responsabilità assunte nei rispettivi contesti.

Il ritorno in Bosnia ed Erzegovina conferma così la volontà di Rondine di consolidare la propria presenza nei Balcani, non soltanto attraverso nuove collaborazioni istituzionali, ma favorendo le condizioni perché sempre più giovani possano accedere a esperienze di incontro, formazione e trasformazione del conflitto.

Perché costruire la pace significa anche creare opportunità concrete affinché siano le nuove generazioni a diventarne protagoniste.