Il cordoglio della comunità di Rondine per la prematura scomparsa di Nadia Shaulova, ex studentessa russa della Cittadella della Pace

(Rondine, Arezzo, 08 giugno 2021). È con immensa tristezza che apprendiamo in queste ore che una giovane Rondine d’oro, ex studentessa di Rondine, è venuta a mancare. Nadia Shaulova ci ha lasciato improvvisamente mentre era in Uzbekistan per la realizzazione di uno dei suoi tanti progetti artistici. Franco Vaccari, Presidente di Rondine, e Giorgi Gabedaeva, Presidente di Rondine International Peace Lab, la rete degli ex studenti della Cittadella, a nome di tutta la comunità di Rondine esprimono il più sentito cordoglio e vicinanza alla famiglia in un momento così doloroso: “Nadia ha contributo in maniera preziosa allo sviluppo di Rondine con le sue riflessioni, che l’hanno portata ad elaborare un progetto profondamente innovativo capace di portare la trasformazione del conflitto nel mondo della moda e dell’impresa sociale. La sua energia, il suo sorriso, la sua sensibilità artistica, rimarranno per sempre impresse nella storia di Rondine”.

Nadia aveva 31 anni ed era russa, ma nelle sue origini c’era anche il mondo ebraico e quello greco. Questa sua identità che attraversa popoli e storie diverse ha fortemente contribuito alla sua ricerca personale, che l’ha portata a Rondine nel 2014. Un grande amore per l’arte e per l’abbigliamento che l’ha condotta a conseguire una laurea in moda e arte all’Università statale di Design e Tecnologia di Mosca, e a continuare questo percorso presso l’Accademia di Costume e di Moda di Roma. In questi anni ha iniziato a elaborare una riflessione del tutto originale per trasformare gli abiti in uno strumento per diffondere la pace. Uno spirito libero, un’anima che si esprimeva attraverso le più ampie forme artistiche, la pittura, la danza, e infine la moda. Le sue idee, infine, si sono trasformate in un progetto di innovazione sociale: Social Fashion.  Una startup per unire le culture e le tradizioni dei diversi popoli in conflitto attraverso processi artistici e di design, dimostrando che la diversità può convivere in armonia, trasformare i conflitti attraverso la conoscenza di sé stessi e dell’altro. I tessuti, i filati, le trame che narrano la storia e la tradizione dei popoli che si intrecciano per vestire le persone di pace, perché – come amava spiegare presentando il suo progetto – un abito è prima di tutto un habitus, ovvero un’abitudine, un comportamento che può cambiare il nostro mondo interiore, influenzare il nostro pensiero e anche il movimento dell’anima.

Un’idea imprenditoriale di grande successo, premiata anche in Campidoglio con il riconoscimento What’s up Giovani Talenti – Premio Minerva.  Una ricerca instancabile che l’ha portata negli angoli più remoti della terra, supportata dalla rete degli ex studenti della Cittadella, Rondine International Peace Lab, alla continua scoperta di nuove tradizioni, incontri, strumenti per veicolare la pace attraverso la sua arte.

 

 

 

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