Ci sono territori in cui la pace non è una formula, ma una pratica che chiede presenza, ascolto e continuità. È in questa prospettiva che, tra il 7 e il 13 marzo 2026, una delegazione di Rondine Cittadella della Pace ha realizzato una missione nei Balcani, tra Sarajevo, Belgrado e Novi Sad, con l’obiettivo di consolidare relazioni storiche, aprire nuove collaborazioni e rafforzare il dialogo con il tessuto civile e istituzionale della regione.
Particolarmente significativo l’incontro presso l’Ambasciata d’Italia in Bosnia ed Erzegovina con l’Ambasciatrice Sarah Eti Castellani, che ha accolto la delegazione confermando l’attenzione delle istituzioni italiane verso percorsi fondati sul dialogo, sulla responsabilità e sulla costruzione di relazioni nei contesti più sensibili del continente europeo.
La missione ha avuto inoltre un valore strategico sul piano del futuro: è stata infatti l’occasione per avviare nei Balcani le selezioni per il programma World House 2026-2027, uno dei percorsi attraverso cui Rondine continua a investire sulle giovani generazioni e sulla possibilità di trasformare il conflitto in incontro. Accanto a questo, il viaggio ha rappresentato anche un momento prezioso per ritrovare le Rondini d’Oro rientrate nei rispettivi Paesi al termine del programma, rafforzando legami che nel tempo diventano rete, testimonianza e comunità.
Per Rondine, tornare nei Balcani significa tornare in uno dei luoghi simbolici della propria vocazione: lì dove le fratture della storia chiedono ancora di essere abitate con coraggio, metodo e responsabilità. Ed è proprio in questo orizzonte che la missione di marzo si inserisce: non come semplice visita istituzionale, ma come gesto concreto di presenza, relazione e futuro.
