Oltre 120 partecipanti, tra presenti e collegati, all’incontro che, In occasione della Giornata Internazionale della Nonviolenza, ha visto la presentazione del volume di Franco Vaccari “Imprese di pace” e la toccante testimonianza della studentessa georgiana Tamari.

Milano, [2 ottobre] – In occasione della Giornata Internazionale della Nonviolenza, l’azienda farmaceutica GUNA ha rinnovato e rafforzato il proprio impegno a favore del dialogo, del rispetto e della gestione costruttiva dei conflitti ospitando un appuntamento speciale con Rondine Cittadella della Pace. Al centro della mattinata – che ha coinvolto circa 120 partecipanti tra collegati e presenti – vi è stata la presentazione del libro “Imprese di pace. Capriole di business per ripensare l’economia delle relazioni” di Franco Vaccari, edito da Aboca Edizioni, oltre alla testimonianza della studentessa georgiana Tamari, sostenuta da GUNA attraverso una borsa di studio dedicata.

L’incontro si è aperto con l’intervento del Presidente di GUNA, Alessandro Pizzoccaro, che ha ricordato il percorso intrapreso da anni dall’azienda nella diffusione di una cultura orientata all’ascolto e alla gestione dei conflitti, culminato con l’istituzione della figura del Peace Manager, già nel 2010.

«Accogliere Rondine in GUNA, nella Giornata Internazionale della Nonviolenza, rappresenta per noi un momento particolarmente significativo perché ci permette di confrontarci con esperienze concrete capaci di trasformare il conflitto in occasione di crescita e consapevolezza» – dichiara il presidente di GUNA, Alessandro Pizzoccaro. «La testimonianza di Tamari e il lavoro portato avanti da Franco Vaccari ci ricordano quanto siano importanti il dialogo, l’ascolto e il coraggio di mettere in discussione i propri punti di vista. Come azienda, sentiamo la responsabilità di promuovere una cultura che valorizzi la persona e favorisca un confronto aperto e costruttivo, all’interno e all’esterno dell’organizzazione”.

«Tra Rondine e GUNA c’è una profonda consonanza di valori: entrambe ci poniamo il tema di parlare concretamente di pace facendo impresa – ha affermato il presidente di Rondine Cittadella della Pace, Franco Vaccari – Questo richiede una vera rottura di schemi, perché significa fare quello che già si fa, ma in modo diverso, sentendoci e agendo a tutti gli effetti come operatori culturali per una nuova cultura della pace nell’impresa. Non si tratta di chiedere finanziamenti o risorse alle aziende per fare “opere buone”, ma di farsi portatori di una visione del tutto nuova.   A Rondine lo vediamo ogni giorno con i giovani della World House: ragazzi e ragazze che scelgono di dedicare due anni della propria vita per verificare sul campo se il “Nemico” sia solo un inganno, un prodotto della narrazione che ci viene raccontata, oppure no. La parola pace è una parola fin troppo usata – conclude Vaccari – ma ancora poco praticata; e spesso, nell’usarla, si finisce per saltare la cosa più importante: le relazioni umane».

La testimonianza di Tamari: abitare la complessità e superare la paura

Franco Vaccari ha quindi introdotto Tamari, giovane studentessa georgiana del programma World House di Rondine. Nel suo profondo intervento, Tamari ha condiviso cosa significa vivere e formarsi a Rondine, ripercorrendo i dolorosi ricordi d’infanzia legati alla guerra del 2008 in Georgia ma anche la sfida di incontrare giovani provenienti dall’altro lato del conflitto, coloro che rappresentano il “nemico”. Un percorso faticoso ma che l’ha portata alla scoperta della persona oltre la bandiera.

«Rondine non è una favola. Ma grazie a questo luogo ho scoperto che gli esseri umani sono complicati. Comprendere l’umanità di qualcuno non cancella le tue ferite, ma sono stanca di lasciare che la guerra continui a decidere chi siamo autorizzati a considerare umano», ha dichiarato Tamari.

Il libro “Imprese di Pace” e il Metodo Rondine a servizio della cultura aziendale

Nella seconda parte dei lavori, Franco Vaccari ha illustrato i contenuti del suo ultimo libro “Imprese di pace” (Aboca Edizioni), un vero e proprio manifesto culturale che porta l’esperienza di Rondine nel mondo delle imprese e invita a ripensare l’economia a partire dalla qualità delle relazioni: perché la pace non sia un elemento esterno alle attività produttive, ma una dimensione capace di rigenerare persone, organizzazioni e comunità. Nata da un’intuizione e una sfida lanciata dall’economista Stefano Zamagni (autore della Prefazione), l’opera propone una provocazione di fondo: «Se fare la pace è un’impresa, allora chi meglio di un’impresa può fare la pace?».

Il volume dimostra come le aziende non siano semplici luoghi di produzione, ma veri “laboratori di pace”. Applicando il Metodo Rondine al contesto aziendale, il conflitto relazionale smette di essere un ostacolo da reprimere e diventa una “riserva di energia” capace di generare innovazione, creatività e coesione. Mettendo “le relazioni prima delle organizzazioni”, l’azienda diventa uno spazio in grado di custodire il capitale umano e costruire un autentico “habitat della fiducia”.

L’incontro si è concluso con un ampio spazio dedicato alle domande e al dialogo tra i collaboratori di GUNA e Franco Vaccari, riaffermando l’idea che la pace sia una responsabilità condivisa che si costruisce ogni giorno, anche nei luoghi di lavoro.