Rondine incontra Gariwo: così la Memoria del Bene diventa strumento educativo

I giovani della Cittadella della pace in dialogo con Gabriele Nissim, presidente di Gariwo

Lo scorso 15 novembre Rondine Cittadella della Pace, insieme ai propri studenti, ha aperto le porte a Gariwo e al suo presidente Gabriele Nissim, che ha tenuto una lezione sulla Memoria come strumento di auto-educazione per agire da cittadini consapevoli nella complessità del mondo che si abita. Un filo rosso, quello della Memoria che diventa futuro concreto, che avvolge il percorso di formazione dei giovani di Rondine a partire dal lascito di Liliana Segre fino alla lezione sui Giusti di Gabriele Nissim.

“Dobbiamo educarci a scoprire che dove ci sono le tenebre c’è anche la luce e sta a noi riportarla a galla. Il male passa laddove c’è indifferenza, ma ci sono persone che rompono il muro di indifferenza: quelli sono i Giusti”, ha affermato Nissim durante la lezione ai ragazzi.

Prima della lezione, alcuni dei giovani di Rondine hanno incontrato Gabriele Nissim e condiviso con lui le proprie storie e le aspirazioni che li muovono. A Rondine si respira una aria gentile e curiosa, e la generosità con cui gli studenti si dedicano al confronto con l’Altro ne è lo specchio. L’obiettivo della lezione era presentare Gariwo e, in pieno stile Rondine, il racconto si è intrecciato con la storia personale del suo fondatore.

La platea era composta dai giovani del Quarto Anno Liceale a Rondine – studenti selezionati da licei italiani sparsi per tutto il Paese per frequentare il quarto anno nel borgo medievale toscano – al fianco dei “fratelli maggiori” della World House – studenti universitari che provengono da quei luoghi nel mondo in cui sono avvenuti o si stanno ancora consumando conflitti armati e/o genocidi.

L’incontro è stato una splendida occasione per affrontare temi comuni alle due realtà – conflittoincontro con l’Altroumanità – cercando una sintesi tra le anime delle due organizzazioni, ognuna con il proprio sguardo sul mondo: Rondine più introspettivo, partendo dal racconto personale di ciascuno studente, mentre Gariwo universale, attraverso il racconto delle storie dei Giusti. Nonostante le differenze, l’obiettivo è comune: generare attivismo nei giovani senza imporre una visione, bensì accompagnarli nello sviluppo di spirito critico. L’educazione è il fulcro del lavoro di entrambe le realtà: risvegliare quel senso di responsabilità necessario per poter accogliere i bisogni del mondo e trovare la loro risposta. Questo “è un percorso personale, ma è nell’incontro con l’altro che le persone cambiano. Così l’educazione accende l’altro”, afferma Nissim.

La lezione si è sviluppata su alcuni concetti cardine della metodologia educativa di Gariwo e della sua filosofia, partendo dalla Memoria del Bene, che è lo sguardo attraverso cui ripercorrere la storia riscoprendo e valorizzando gli atti di umanità che si sono realizzati, “che è poi la capacità di leggere i momenti di resistenza morale in ogni situazione”. Gli agenti di cambiamento che, come direbbero a Rondine, sono “artigiani di pace” per Gariwo sono i Giusti, coloro che scelgono di non essere indifferenti alle ingiustizie del mondo, sono l’antidoto all’odio nella società e scelgono piuttosto di prendere parte alle situazioni più critiche, sospendere l’appartenenza al proprio gruppo e portare un impatto positivo nella vita di altre persone. Allo stesso modo i giovani di Rondine si impegnano ogni giorno a non essere indifferenti, a cogliere i bisogni di sé, degli altri e della società per farvi fronte portando un impatto positivo nel mondo attraverso passi concreti di impegno civile. Attraverso il percorso di formazione al Metodo Rondine acquisiscono gli strumenti, le competenze e le conoscenze necessarie a generare progetti di impatto sociale capaci di incidere sui territori. Così, il fare Memoria diventa una pratica necessaria alla costruzione di un futuro consapevole, capace di includere l’altro in una visione universale dell’umanità intera. Per Gariwo, la pratica è costituita dalla creazione di Giardini dei Giusti il cui senso è “risvegliare nelle persone il senso del bene e questo è un processo che passa dalle scuole e dagli educatori”. Si tratta di uno spazio più che un mero luogo fisico, in cui lo sforzo di ripensare la memoria è vivo e reale.

Al termine della lezione, gli studenti hanno avuto la possibilità di intervenire nella discussione attraverso delle domande. Una di quelle che ha scatenato più di altre un dibattito acceso è stata quella di Andrea, studente del Quarto Anno Liceale a Rondine: “Liliana Segre in un’intervista si è detta molto tristemente: «Sono una delle ultimissime al mondo e con pessimismo e realismo dico che la Shoah sarà trattata in un rigo nei libri di storia, poi non ci sarà più neanche quello». Come spiega tanta trascuratezza che può portare ad una grave dimenticanza e ignoranza, e quale pensa possano essere i mezzi e i contenuti adatti a ricordare l’orrore accaduto alle nuove generazioni quando questi non potranno più ricevere testimonianze dirette?”. Gabriele Nissim ha risposto: “La Memoria funziona e funzionerà sempre finché sarà capace di essere universale. Se la Memoria della Shoah diventa memoria particolare non verrà più ricordata, ma se diventa inclusiva delle altre memorie o una lente di ingrandimento per riconoscere il male allora sarà sempre ricordata. Per questo il Giardino dei Giusti include tutte le Memorie  perché è l’insieme delle Memorie a renderle vicendevolmente più forti”.

Imparando dall’esempio dei Giusti ad allenarsi quotidianamente per ampliare lo spettro della propria sensibilità, ci si riconosce e ci si rafforza attraverso il dialogo e il racconto con l’Altro. Praticare la Memoria del Bene significa dunque riconoscere l’impegno dell’umanità e allenarsi ad includere vicendevolmente le Memorie creando una Memoria condivisa e universale che possa rimanere eterna, proprio come a Rondine si includono vicendevolmente i dolori, i conflitti, le paure, le diversità gli uni degli altri, affinché la loro somma possa generare un forte impatto positivo e non la loro esclusione a renderli fievoli.