La memoria come patrimonio cui attingere per tracciare un futuro capace di accogliere e custodire l’umano e trasformare le tragedie del passato in un monito generativo per le future generazioni. Queste le premesse della cerimonia che si è svolta oggi alla Cittadella della Pace, promossa dalla Questura della Provincia di Arezzo, che dopo un anno dal dono al borgo di Rondine di un ulivo in memoria della figura di Giovanni Palatucci nell’Arena di Janine, il luogo della memoria inaugurato il 9 ottobre 2020, in occasione dell’ultima testimonianza pubblica di Liliana Segre, affinché i giovani provenienti da luoghi di guerra di tutto il mondo e gli studenti del Quarto Anno Rondine provenienti da tutta Italia, che qui si formano per diventare leader, possano attingere da quella testimonianza per costruire un futuro di pace.
Palatucci, ultimo Questore di Fiume, morto nel campo di sterminio di Dachau, il 10 febbraio 1945, è stato riconosciuto “Giusto tra le Nazioni” e proclamato “Servo di Dio” in virtù del suo impegno speso per la salvaguardia dell’umanità che ha permesso a numerosi ebrei di essere salvati dall’Olocausto. Inoltre nel 1995 lo Stato italiano gli attribuisce la Medaglia d’Oro al Merito Civile.
Alla cerimonia hanno preso parte il Questore della Provincia di Arezzo, Dott. Dario Sallustio; l’Arcivescovo della Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, Mons. Riccardo Fontana; il Vicepresidente di Rondine Cittadella della Pace, Dott. Angiolo Fabbroni, e una rappresentanza degli studenti italiani e internazionali della Cittadella della Pace, alla presenza delle massime autorità cittadine.
“Giovanni Palatucci, l’ultimo Questore di Fiume, ci richiama con forza ai valori della memoria collettiva ma, nel contempo, ci scuote sulla necessità di vincere ogni forma di indifferenza e sul dovere di operare le nostre scelte quotidiane anteponendo sempre il rispetto della dignità umana – ha dichiarato il Questore Sallustio – La Polizia di Stato intende ricordare la sua scelta eroica ancora una volta in un luogo simbolo dell’integrazione e del dialogo, qual’ è Rondine”.
“Se non si riesce a fare memoria il rischio è ripercorrere i drammi del passato – ha affermato l’Arcivescovo Fontana prima di officiare la preghiera di benedizione – Giovanni Palatucci ha dato esempio di come lo Stato deve avere il coraggio di difendere la giustizia anche nel mezzo delle trasgressioni più gravi come quelle che avvennero a Fiume in quegli anni”
“Le persone come Giovanni Palatucci mi danno la speranza che ci sono stati e ancora ci sono, esseri umani che riconoscono l’importanza della vita e sono disposti a prendere dei grandi rischi per salvare la vita degli altri. Queste persone capiscono che un essere umano è un essere umano indipendentemente di un particolare colore della pelle o di una particolare religione o di una particolare appartenenza, e per questo va protetto – afferma la studentessa israeliana di Rondine Meital accogliendo le autorità a nome di tutti i giovani di Rondine – Penso che è questo sia il messaggio della missione di Rondine, la nostra missione. Ricordarci ogni giorno che siamo tutti esseri umani e che la responsabilità della nostra vita insieme è nostra”.