La delegazione di Rondine ha preso parte a MED 26, il percorso promosso dalle Arcidiocesi di Marsiglia e Barcellona per rafforzare il dialogo tra Chiese, popoli e società civile del Mediterraneo. Al centro, la responsabilità educativa di costruire pace, cooperazione e relazioni riparate
Anche quest’anno Rondine ha partecipato agli “Incontri del Mediterraneo”, promossi dalle Arcidiocesi di Marsiglia e Barcellona. Un’importante occasione di confronto che ha coinvolto trenta Paesi, cinquanta vescovi e ottanta organizzazioni della società civile.
Si tratta di un percorso avviato alcuni anni fa grazie all’impulso della Conferenza Episcopale Italiana su iniziativa del Cardinale Gualtiero Bassetti. MED 26 si inserisce nel solco degli incontri promossi in diverse città del Mediterraneo – tra cui Bari (2020), Firenze (2022) e Marsiglia (2023) – con l’obiettivo di rafforzare il dialogo tra le Chiese e i popoli del Mediterraneo, promuovendo percorsi di pace, cooperazione e comprensione reciproca.
Un momento particolarmente significativo per la delegazione di Rondine, è stato la celebrazione presieduta da Papa Leone XIV per l’inaugurazione della Torre di Gesù della Sagrada Família, nel centenario della morte di Antoni Gaudí.
Le parole del Santo Padre hanno risuonato con forza davanti a milioni di persone: «Non possiamo credere in Gesù e fare la guerra. Non possiamo credere in Gesù e uccidere innocenti».
Un richiamo netto e universale alla responsabilità di costruire la pace e riparare le relazioni, che si inserisce pienamente nello spirito degli Incontri del Mediterraneo e nella missione che da sempre anima Rondine.
MED 26, dal titolo “Alça la mirada”, ha riunito a Barcellona vescovi, giovani, teologi, rappresentanti delle istituzioni ecclesiali e realtà della società civile impegnate in diversi ambiti: educazione, solidarietà, luoghi santi, comunità religiose e percorsi di riconciliazione. Il Mediterraneo è stato posto ancora una volta al centro non soltanto come spazio geografico, ma come frontiera viva del nostro tempo: luogo di conflitti, migrazioni, ferite storiche, disuguaglianze, ma anche di incontro, responsabilità condivisa e costruzione possibile della pace.
Nel corso delle giornate di lavoro, i partecipanti si sono confrontati sulle principali sfide sociali e pastorali delle diverse sponde del Mediterraneo – Nord Africa, Medio Oriente, Mar Nero, Balcani ed Europa meridionale – e sulle priorità necessarie per dare continuità al processo mediterraneo avviato negli anni scorsi. Al centro del confronto sono emerse la necessità di ascoltare le comunità ferite dai conflitti, mettere i giovani al centro di una “coscienza mediterranea” al servizio del bene comune, e trasformare il dialogo interreligioso e interculturale in percorsi concreti di pace.
Per Rondine Cittadella della Pace, la partecipazione agli Incontri del Mediterraneo ha rappresentato un passaggio particolarmente significativo. Da oltre venticinque anni Rondine lavora infatti sulla trasformazione creativa dei conflitti, formando giovani provenienti da Paesi segnati da guerre, tensioni e contrapposizioni identitarie. Proprio dagli incontri mediterranei di Bari e Firenze, sono nate le due edizioni del progetto “Mediterraneo frontiera di pace” che hanno portato a Rondine 20 giovani professionisti che – dopo la formazione alla Cittadella della Pace – sono rientrati nei loro paesi per implementare progetti sociali e di dialogo interreligioso insieme ai partner locali. Una buona pratica che anche a Barcellona è stata menzionata, poiché guarda ad un Mediterraneo chiamato non ad alzare muri, ma ad alzare lo sguardo.
«MED 26 ci ha ricordato che la pace non nasce da dichiarazioni astratte e non si costruisce solo ai tavoli diplomatici. Coltivareprocessi formativi, relazioni concrete e comunità capaci di restare dentro la complessità è essenziale – ha dichiarato Mauro D’Andrea, direttore del Dipartimento Formazione e Relazioni internazionali di Rondine –. Il Mediterraneo è oggi una delle grandi aule del mondo: vi si incontrano conflitti, migrazioni, disuguaglianze, appartenenze religiose e culturali diverse. Per questo la formazione alla pace deve diventare sempre più una competenza civile, educativa e politica. Rondine porta in questo cammino la convinzione maturata ogni giorno soprattutto nella World House: il nemico può tornare a essere persona quando qualcuno crea le condizioni perché l’incontro sia possibile, custodito e generativo. Non è possibile costruire pace se non siamo in relazione, come hanno concluso i giovani partecipanti a MED26».
La presenza di Rondine a Barcellona si è inserita così in un cammino più ampio, nel quale il Mediterraneo è stato riconosciuto come uno dei luoghi decisivi per il futuro della pace. Non un confine da attraversare soltanto con paura, né una periferia instabile da osservare a distanza, ma un laboratorio fragile e necessario, dove Chiese, istituzioni, giovani e società civile sono chiamati a condividere responsabilità, linguaggi e azioni.
Gli Incontri del Mediterraneo si sono conclusi con l’impegno a proseguire il processo avviato nelle precedenti tappe. Per Rondine, questo significa continuare a investire nella formazione come luogo in cui la pace smette di essere un’idea e diventa esperienza concreta, relazione possibile, responsabilità quotidiana.
Alzare lo sguardo, oggi, ha significato riconoscere che il Mediterraneo non chiede soltanto parole di pace, ma comunità capaci di generarla. Rondine ha portato a Barcellona questa convinzione: ogni conflitto può diventare una soglia, se qualcuno educa le persone ad attraversarla insieme.
