Con Gianfranco Garrone, tra le persone che insieme a Franco Vaccari hanno accompagnato la nascita dell’esperienza di Rondine fin dagli anni Settanta, Véronique ha condiviso una parte importante della storia della Cittadella. I loro lunghi soggiorni a Rondine hanno portato creatività, generosità e una straordinaria capacità di prendersi cura dei giovani e delle persone. Franco Vaccari: «Ci ha voluto bene nel significato più pieno di queste parole»

 

Rondine Cittadella della Pace si stringe con profondo affetto alla famiglia e agli amici di Véronique Bertola Garrone, ricordando una donna che non è stata semplicemente vicina alla Cittadella, ma che ne ha condiviso per molti anni la storia, la crescita e soprattutto la vita quotidiana.

Raccontare Véronique significa inevitabilmente raccontare anche Gianfranco Garrone, tra coloro che, insieme a Franco Vaccari, hanno accompagnato fin dagli anni Settanta le origini dell’esperienza da cui sarebbe nata Rondine. Un rapporto costruito molto prima che la Cittadella assumesse la forma che conosciamo oggi e che, negli anni, si sarebbe trasformato in una vera storia comune.

Gianfranco e Véronique hanno trascorso lunghi periodi a Rondine, condividendone i giorni, le persone, i progetti e le intuizioni. Non sono stati osservatori esterni né semplicemente sostenitori: hanno abitato la Cittadella, contribuendo con una straordinaria capacità di immaginare, proporre e mettere a disposizione tempo, energie e relazioni.

Il loro è stato un contributo fatto insieme di creatività e generosità. Nei momenti in cui Rondine cresceva, cercava nuove strade e costruiva la propria identità, la presenza di Gianfranco e Véronique ha rappresentato un impulso prezioso: idee, entusiasmo, sostegno concreto e soprattutto una disponibilità continua verso le persone.

Per molti dei giovani arrivati ad Arezzo da Paesi attraversati da conflitti armati, Gianfranco e Véronique sono diventati qualcosa che andava oltre l’amicizia con Rondine. Sono stati una casa, un abbraccio, una presenza familiare capace di accogliere senza chiedere nulla in cambio. Nelle loro vite, l’idea della pace prendeva la forma concreta dell’ospitalità, dell’ascolto, della cura quotidiana e di quei piccoli gesti attraverso i quali una persona lontana dalla propria famiglia e dal proprio Paese può tornare a sentirsi a casa.

Dopo la scomparsa di Gianfranco, Véronique aveva continuato a custodire quel legame con la stessa intensità, seguendo il cammino della Cittadella e dei suoi ragazzi, interessandosi alle loro vite e ai loro progetti e conservando intatta quella capacità di creare relazioni che aveva segnato profondamente chiunque l’avesse incontrata.

«Véronique ci ha voluto bene nel significato più pieno di queste parole – ricorda Franco Vaccari, presidente e fondatore di Rondine Cittadella della Pace –. Il legame con lei e Gianfranco appartiene alle radici della nostra storia. Abbiamo condiviso idee, sogni e un tratto lunghissimo di strada. Nei loro lunghi soggiorni a Rondine portavano continuamente qualcosa di nuovo: creatività, entusiasmo, relazioni, ma soprattutto una generosità che non aveva bisogno di essere raccontata perché si vedeva nei gesti. Con Gianfranco, Véronique ha accolto tanti dei nostri giovani come figli, entrando nelle loro vite con una naturalezza straordinaria. Per me erano amici carissimi e per Rondine una parte della famiglia. Oggi perdiamo Véronique, ma non ciò che lei e Gianfranco hanno generato: quello continuerà a vivere nelle persone e nella storia di Rondine».

Era stata la stessa Véronique a raccontare con parole semplici e profonde ciò che la legava alla Cittadella: «Rondine è il luogo dove tanti giovani costruiscono un futuro di pace e dove il mio cuore ha trovato casa. Sapere che il mio lascito, nel ricordo di Gianfranco, aiuterà nuove generazioni a crescere nella pace mi dà speranza. È il mio modo di lasciare un segno nel mondo, di spezzare la catena dell’odio, di far parte di qualcosa che continuerà oltre me. E la bellezza si moltiplicherà con le persone che vivranno Rondine e che sentiranno lo stesso desiderio».

Oggi quelle parole sembrano contenere il significato più profondo della sua storia con Rondine. Perché parlano di un legame capace di attraversare il tempo e di un’eredità che non consiste soltanto in ciò che si lascia, ma in ciò che si riesce a mettere in movimento nelle vite degli altri.

Da diverse parti del mondo stanno arrivando i ricordi dei giovani che Véronique e Gianfranco hanno incontrato e accolto nel corso degli anni. Generazioni e storie differenti che sembrano raccontare tutte la stessa esperienza: quella di essersi sentiti, almeno per un tratto della propria vita, riconosciuti, accompagnati e amati.

La storia di Rondine è fatta anche di persone che hanno scelto di attraversarla senza domandarsi continuamente quale fosse il proprio ruolo, mettendo semplicemente a disposizione ciò che avevano: idee, tempo, relazioni, cura.

Gianfranco e Véronique sono stati tra queste persone. E per questo appartengono alla storia più intima della Cittadella.

Rondine si unisce al dolore della famiglia e di tutte le persone care a Véronique e la saluta con la riconoscenza riservata a chi ha contribuito a costruire non soltanto un progetto, ma una comunità.

La bellezza che Véronique immaginava non si interrompe oggi. Continua nelle vite che lei e Gianfranco hanno toccato. E continua a moltiplicarsi.

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Aux côtés de Gianfranco Garrone, qui compta parmi ceux qui, avec Franco Vaccari, accompagnèrent dès les années 1970 la naissance de l’expérience de Rondine, Véronique a partagé une part importante de l’histoire de la Cittadella. Leurs longs séjours à Rondine ont apporté créativité, générosité et une extraordinaire capacité à prendre soin des jeunes et des personnes. Franco Vaccari: «Elle nous a aimés au sens le plus profond de ces mots»

 

Rondine Cittadella della Pace s’associe avec une profonde affection à la famille et aux proches de Véronique Bertola Garrone, en rendant hommage à une femme qui ne s’est pas simplement tenue aux côtés de la Cittadella, mais qui en a partagé pendant de nombreuses années l’histoire, le développement et, surtout, la vie quotidienne.

Évoquer Véronique signifie inévitablement évoquer aussi Gianfranco Garrone, qui fut l’un de ceux qui, avec Franco Vaccari, accompagnèrent dès les années 1970 les origines de l’expérience dont allait naître Rondine. Leur lien s’était construit bien avant que la Cittadella ne prenne la forme que nous lui connaissons aujourd’hui et, au fil des années, il s’est transformé en une véritable histoire commune.

Gianfranco et Véronique ont passé de longues périodes à Rondine, partageant le quotidien, les rencontres, les projets et les intuitions qui animaient la Cittadella. Ils n’ont jamais été de simples observateurs extérieurs ni seulement des soutiens: ils ont véritablement habité Rondine, en mettant à son service une remarquable capacité à imaginer, proposer et offrir leur temps, leur énergie et leurs relations.

Leur contribution a toujours été faite de créativité et de générosité. Dans les années où Rondine grandissait, cherchait de nouvelles voies et construisait son identité, la présence de Gianfranco et Véronique a constitué un élan précieux: des idées, de l’enthousiasme, un soutien concret et, surtout, une disponibilité constante envers les personnes.

Pour de nombreux jeunes arrivés à Arezzo depuis des pays marqués par des conflits armés, Gianfranco et Véronique sont devenus bien davantage que des amis de Rondine. Ils ont été une maison, une étreinte, une présence familiale capable d’accueillir sans rien demander en retour. À travers eux, l’idée de paix prenait une forme concrète: celle de l’hospitalité, de l’écoute, du soin quotidien et de ces petits gestes grâce auxquels une personne éloignée de sa famille et de son pays peut retrouver le sentiment d’être chez elle.

Après la disparition de Gianfranco, Véronique avait continué à préserver ce lien avec la même intensité, suivant le chemin de la Cittadella et de ses jeunes, s’intéressant à leur vie et à leurs projets et conservant intacte cette capacité à créer des relations qui avait profondément marqué tous ceux qui l’avaient rencontrée.

«Véronique nous a aimés au sens le plus profond de ces mots – se souvient Franco Vaccari, président et fondateur de Rondine Cittadella della Pace –. Le lien qui nous unissait à elle et à Gianfranco appartient aux racines mêmes de notre histoire. Nous avons partagé des idées, des rêves et un très long chemin. Lors de leurs longs séjours à Rondine, ils apportaient sans cesse quelque chose de nouveau: de la créativité, de l’enthousiasme, des relations, mais surtout une générosité qui n’avait pas besoin d’être racontée, parce qu’elle se lisait dans leurs gestes. Avec Gianfranco, Véronique a accueilli tant de nos jeunes comme ses propres enfants, entrant dans leur vie avec une extraordinaire simplicité. Pour moi, ils étaient des amis très chers et, pour Rondine, une véritable partie de la famille. Aujourd’hui, nous perdons Véronique, mais pas ce qu’elle et Gianfranco ont fait naître: cela continuera de vivre dans les personnes et dans l’histoire de Rondine».

Véronique elle-même avait raconté, avec des mots simples et profonds, ce qui la liait à la Cittadella: «Rondine est le lieu où tant de jeunes construisent un avenir de paix et où mon cœur a trouvé sa maison. Savoir que mon legs, en mémoire de Gianfranco, aidera de nouvelles générations à grandir dans la paix me donne de l’espoir. C’est ma façon de laisser une trace dans le monde, de briser la chaîne de la haine, de faire partie de quelque chose qui continuera au-delà de moi. Et la beauté se multipliera à travers les personnes qui vivront Rondine et qui ressentiront le même désir».

Aujourd’hui, ces mots semblent contenir le sens le plus profond de son histoire avec Rondine. Parce qu’ils parlent d’un lien capable de traverser le temps et d’un héritage qui ne réside pas seulement dans ce que l’on laisse derrière soi, mais dans ce que l’on parvient à mettre en mouvement dans la vie des autres.

De différentes parties du monde arrivent aujourd’hui les souvenirs des jeunes que Véronique et Gianfranco ont rencontrés et accueillis au fil des années. Des générations et des histoires différentes qui semblent toutes raconter la même expérience: celle de s’être sentis, au moins pendant un moment de leur vie, reconnus, accompagnés et aimés.

L’histoire de Rondine est aussi faite de personnes qui ont choisi de la traverser sans se demander sans cesse quel était leur rôle, en mettant simplement à disposition ce qu’elles avaient: des idées, du temps, des relations, de l’attention.

Gianfranco et Véronique ont été de ces personnes. Et c’est pour cela qu’ils appartiennent à l’histoire la plus intime de la Cittadella.

Rondine s’associe à la douleur de la famille et de tous ceux qui étaient proches de Véronique, et lui rend hommage avec la reconnaissance que l’on réserve à ceux qui ont contribué à construire non seulement un projet, mais une communauté.

La beauté que Véronique imaginait ne s’interrompt pas aujourd’hui. Elle continue de vivre dans les vies qu’elle et Gianfranco ont touchées. Et elle continue de se multiplier.