Dopo la marcia “In cammino per la pace”, ha preso ufficialmente il via il cartellone di eventi di YouTopic Fest 2026 il Festival internazionale sul conflitto che ogni anno si svolge a Rondine Cittadella della Pace, alle porte di Arezzo. Da giovedì 4 a domenica 7 giugno quattro giorni di incontri, panel, workshop e mostre – con protagonisti studenti, cittadini, artisti, campioni dello sport, imprenditori, esperti, giornalisti e giovani da tutto il mondo – che avranno al centro una domanda: “Inquietudine. Come custodire la scintilla dell’umano?”.
Il festival, che ha ottenuto il prestigioso riconoscimento della Medaglia di Rappresentanza del Presidente della Repubblica Italiana si è aperto alle 9 con la marcia “In cammino per la pace”, che ha visto la partecipazione di oltre 4mila giovani provenienti da tutta Italia e da diversi Paesi del mondo che dalla città di Arezzo hanno raggiunto, come in un fiume colorato, il borgo di Rondine, dove, alle 12, presso l’Arena di Janine, si è tenuta l’inaugurazione di YouTopic Fest.
Nei panel del pomeriggio si parla dell’inquietudine come parte centrale dell’esperienza scolastica proponendo uno sguardo sulla scuola come spazio di relazione, confronto e trasformazione dei conflitti interiori e relazionali che accompagnano la crescita. Spazio anche alle esperienze delle Sezioni Rondine per raccontare come il metodo di trasformazione dei conflitti viene applicato nella quotidianità. Lo hanno raccontato nell’incontro moderato da Antonella Mariani, caporedattrice Avvenire, Agnese, Alessia, Sara e Viola, che hanno descritto come il Metodo Rondine abbia permesso di ricomporre uno scollamento tra la “vita vera” e la scuola, “tra quello che vivevamo ogni giorno e le domande che ci attraversano nell’adolescenza”, uno “strumento potentissimo” che ha permesso di affrontare con la mentalità giusta anche una bocciatura, “un cantiere umano fatto di errori, cadute, fatica e ripartenze”, strumento capace di aiutare a trovare la risposta alla domanda “cosa vuoi fare da grande?”, domanda che spesso genera inquietudine e che tramite il metodo Rondine “Non ci ha dato una risposta pronta, ma uno spazio di ascolto e di autoascolto, di condivisione e confronto”, essere “Solutionary” per non restare fermi davanti ai problemi, ma trasformare l’inquietudine in azione di fronte a un’ingiustizia sociale o ambientale e chiedersi che cosa possiamo fare per cambiarla alla radice. Nel corso del confronto Luciano Tagliaferri, Direttore dell’ufficio scolastico regionale, ha detto che con le sezioni Rondine “abbiamo cercato sin dall’inizio di creare un ambiente dove ognuno trova il proprio posto, dove le ragazze e i ragazzi veramente crescono”. Da parte sua Giovanni Vinciguerra, direttore di Tuttoscuola, si è soffermato su alcune idee per contrastare la solitudine che attanaglia sempre più ragazzi e puntare su una “scuola colabrodo” che “scommette sui ragazzi che perde” e “passare da un insegnamento trasmissivo a un apprendimento coinvolgente”, per limitare le bocciature, anticamera della dispersione. Ecco allora la necessità di una scuola aperta 11 mesi l’anno 11 ore al giorno dove i ragazzi possano fare educazione non formale e “recuperare il verbo servire”. Per Marco Erba, insegnante liceale e scrittore, è importante che gli insegnanti si concepiscano “non come l’arbitro cattivo ma neanche come l’amicone”, “ma come l’allenatore che supporta ed è esigente perché la tua vittoria è la mia”, “dare meno risposte e ascoltare di più affinché la scuola sia una casa che accoglie non un laboratorio di selezione della specie”. Simona Tironi, Assessore all’Istruzione, Formazione, Lavoro della Regione Lombardia si è chiesta cosa può fare la scuola affinché non diventi un posto dal quale scappare: “La prima risposta è ascoltare i ragazzi soprattutto quando fanno più fatica, quando si sentono soli e perdono la fiducia in se stessi. Abbiamo il dovere di una scuola che accompagni la crescita degli studenti e sappia riconoscere il vero valore di uno studente, una scuola che non giudichi, ma sappia offrire opportunità di ripartenza, per questo come regione Lombardia stiamo scommettendo sull’esperienza di Rondine per noi preziosissima e il metodo ci sta insegnando che il conflitto non va nascosto ed evitato, ma compreso e trasformato” concetto condiviso anche da Claudia Sorlini, Vicepresidente di Fondazione Cariplo promotrice del progetto “Sezione Rondine. La scuola a dispersione zero”, in collaborazione con Regione Lombardia e Intesa Sanpaolo: “Un’altra scuola è possibile, una scuola che abbia dei valori profondi e che possa aiutare tutti. Siamo molto contenti di sostenere questa iniziativa di Rondine perché sta dimostrando che vengono affrontati i nodi più terribili e credo che debba essere sempre più diffuso nelle scuole d’Italia”. Maura Striano, Assessore all’Istruzione del Comune di Napoli, nel condividere e apprezzare il lavoro svolto da Rondine nel mondo della scuola ha annunciato che si adopererà per introdurre Sezioni Rondine anche nel suo territorio di riferimento nella consapevolezza che sia in linea con il lavoro portato avanti sulle marginalità e che possa offrire un contributo importante per la comunità.
A seguire uno spazio tutto dedicato alle esperienze delle Sezioni Rondine di tutta Italia per raccontare come il metodo di trasformazione dei conflitti è stato applicato nella quotidianità. Le giovani e i giovani hanno raccontato il lavoro della propria scuola, espressione e restituzione di un processo di riflessione, elaborazione e approfondimento svolto in classe sul tema dell’Inquietudine e altre esperienze di valore realizzate o vissute concretamente durante l’anno scolastico. Il progetto è realizzato nell’ambito del protocollo n. 21 del 27/09/2023 – Accordo di collaborazione sottoscritto con il Ministero dell’Istruzione e del Merito per la diffusione della sperimentazione “Sezione Rondine” a livello nazionale e internazionale, nell’ottica della diminuzione della dispersione scolastica, della promozione dei valori del dialogo, dell’inclusione, della convivenza pacifica, della cittadinanza attiva e digitale e del contrasto al bullismo e alla violenza. Il progetto delle Sezioni Rondine è realizzato anche grazie al contributo di Fondazione Roma, Fondazione CR Pesaro e il comune di Roccella Jonica. Tra le esperienze raccontate anche i risultati del progetto “Una Rondine Vola in Friuli” è realizzato in collaborazione con la rete delle scuole friulane aderenti e con il sostegno della Fondazione Friuli.
Ma si è tornati a parlare anche di sport, ambito dove ciascuno sperimenta il limite e il suo superamento con il panel “Il limite è un punto di partenza: l’inquietudine nello sport”, per portare a galla l’inquietudine di chi tocca con mano difficoltà e contrasti e trova dentro di sé e in relazione con gli altri il percorso creativo per individuare strade nuove. Il panel, sostenuto dall’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale e realizzato in collaborazione con il Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa ha visto intervenireGiada Rossi, campionessa paralimpica tennis tavolo, il gen. Roberto Como, campione paralimpico, Giovanni Galli, ex calciatore e campione del mondo nel 1982, Amedeo Carboni, ex Nazionale di calcio. Con contributi da mar. magg. Mattia Dal Pastro e da Capo 2° Cl. Andrea Quarta.
“Il Fondo sociale europeo plus a sostegno della cultura di pace” è stato il titolo del workshop dedicato alla presentazione dei progetti vincitori dell’Avviso pubblico per la selezione e il finanziamento di progetti per la realizzazione di attività di sensibilizzazione rivolta a docenti e studenti degli Istituti scolastici toscani in materia di Educazione alla Cittadinanza Globale su valori fondanti dell’Unione Europea con particolare riferimento alla pace e ad altri temi di Agenda 2030.
Saluti istituzionali e apertura dei lavori Elena Calistri, Responsabile Autorità di Gestione POR FSE Regione Toscana ha evidenziato che la Regione Toscana è l’unica che con Fse finanzia non solo la formazione professionale, ma anche la formazione a essere educatori di pace. Lionella Bardazzi del Settore Promozione Cultura di Pace Regione Toscana.
Altro spazio tipico di YouTopic Fest è l’Angolo del conflitto, dove le persone mettono a nudo il proprio vissuto e condividono come hanno affrontato le proprie inquietudini. Tra loro Giulia Cicoli, co-fondatrice di Still I Rise, che nel raccontare la sua esperienza si è soffermata sull’importanza di essere se stessi, ma di non fare tutto da soli: “Sono sempre stata la classica ragazza che aveva tutto e mi sentivo in colpa e ingrata nel provare inquietudine. Mi svegliavo di notte con un peso al petto e cercavo piani che non attuavo mai. Non ho avuto vere e proprie cadute, ma un logorio continuo: sai che vorresti fare altro, ma non hai il coraggio di farlo, ti logora a lungo andare”. Questo il contesto dove nasce un’organizzazione umanitaria che offre un’istruzione d’eccellenza a bambini profughi e vulnerabili in tutto il mondo attraverso un approccio basato su istruzione e difesa dei diritti umani, battendosi per difendere il loro futuro, nella consapevolezza che nel farlo, tuteliamo anche il nostro.
Alessandro Benvenuti 31 anni dopo “Ivo il Tardivo”, girato nel paese fantasma di Castelnuovo dei Sabbioni, ha confidato che il borgo di Rondine era stato uno di quelli presi in esame come set per girare il film. L’attore, regista e musicista ha evidenziato l’importanza dell’ironia nell’affrontare i drammi dell’oggi: “Dietro a chi fa ridere c’è sempre un dolore, a me piace ridere per ridere del vivere, amo definirmi ‘ricercatore dei linguaggi comici’. Nella vita non ci sono sconfitte, ma nuove opportunità, a me è successo tantissime volte”. E qui si è messo a nudo raccontando tra le altre cose il rapporto con Francesco Nuti, un amico con cui è iniziato il percorso artistico, divaricatosi poi, fino ad odiarsi, quando i premi e i riconoscimenti dell’uno, hanno scavato un fossato tra i due. “Lui nel successo in un qualche modo si è perso, ma mi ha costretto a fare una riflessione molto profonda su di me e in un qualche modo mi sono ritrovato. Mi ha fatto arrabbiare, poi l’ho capito e l’ho ritrovato, fino al perdono. La cosa bella è stata ritrovarsi e tornare a volersi bene, come in un cerchio che si chiude, un’esperienza bellissima, avvenuta prima del dramma che lo ha colpito”.
“La storia di Rami e Bassam nasce nel conflitto e ha trovato nella sofferenza la forza di cercare una soluzione diversa dal perpetuare il dolore” – ha raccontato Carola Benedetto, indologa, autrice e regista una delle autrici del libro “Mio padre, tuo padre” –. “Loro dicono di essere diversi in tutto, ma che tra loro non manca mai il rispetto, e che è proprio il rispetto a rendere possibile sanare qualsiasi differenza, anche in un conflitto che sembra senza soluzioni. Quando questa storia ci è arrivata, l’abbiamo vissuta come una valanga che ci ha travolte, trasformandoci in testimoni responsabili. Prima di tutto perché ne avevamo bisogno noi: per capire che esistono persone che hanno scelto una strada diversa rispetto a un destino che sembra già scritto, in un mondo sempre più segnato da conflitto, ostilità e disumanizzazione dell’altro. Rami e Bassam portano avanti ogni giorno questa scelta: decidere di parlarsi e di parlare con l’altro. Un insegnamento che consideriamo sempre più prezioso.
Accanto a lei la coautrice Luciana Ciliento, traduttrice e interprete: “Pur nascendo come un libro per ragazzi, ha saputo parlare anche agli adulti, fino a persone di oltre ottant’anni, perché racconta una storia universale di dolore e di trasformazione. Di fronte a un dolore che nessuno vorrebbe vivere, Rami e Bassam hanno compiuto una scelta fondamentale: non lasciarsi distruggere, ma trasformare quella sofferenza in un’energia capace di impedire che altre famiglie vivano la stessa tragedia. Da oltre vent’anni affrontano esclusione, minacce e sacrifici personali per portare avanti questo messaggio di pace e dialogo”.
Tra le presentazioni di libri, Chiara Bazzoli con “C’è un albero in Giappone”, dedicato all’albero di cachi sopravvissuto miracolosamente al bombardamento atomico di Nagasaki. A sottolineare questo potente simbolo di vita, rinascita e pace, nella Cittadella della pace è stato piantumato un albero di cachi, insieme a Francesco Foletti, Presidente Kaki Tree Europe, e Atsamaz, studente World House di Rondine.
Nel pomeriggio il borgo di Rondine si è animato anche con numerosi eventi, visite guidate ed esperienze, tra questi i workshop “La pittura: bussola degli stati interiori”, per esplorare la storia della pittura attraverso il prisma dell’evoluzione degli stati interiori dell’ansia e l’armonia, “Il conflitto in movimento: Agire, Pensare, Trasformare”, laboratorio intensivo per trasformare l’inquietudine in un motore di cambiamento, “Giro del Mondo in un caffè” trasforma il caffè in un linguaggio universale di incontro.
YouTopic Fest 2026 ha ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica; è realizzato con il patrocinio di: UNESCO, Regione Toscana, Provincia di Arezzo, Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, Comune di Castiglion Fibocchi, Comune di Terranuova Bracciolini, Unione dei Comuni del Pratomagno; con il contributo del PR FSE+ 2021-2027 della Regione Toscana, Poste Italiane, Sebach; con il sostegno di Stride S.r.l., Temera S.r.l., Banca Popolare di Cortona, ElleErre S.r.l., Estra S.p.A., Chimet S.p.A. e Unoaerre Industries S.p.A., Coingas S.p.A., Camera di Commercio Arezzo e Siena, Unioncamere; Itas Mutua; Giacca S.r.l., Federcasse; con il supporto di Unicoop Firenze e Fondazione Il Cuore si Scioglie, Caporali & Bruni S.r.l., Centro Chirurgico Toscano; Fondazione Baracchi; partner tecnici Fattoria La Vialla, Fondazione Cattolica, Fabianelli, Habitech, Confcommercio, Confindustria Toscana Sud, Assifero, Miniconf S.p.A., Discover Arezzo, Sugar, Filarete, Live95, OIDA, Rondine International Lab, Lorenzo Pagliai, Andrea Migliorati, AGESCI, Azione Cattolica Italiana, KON Fondazione, Giratine.it. L’iniziativa è promossa nell’ambito di Giovanisì, il progetto della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani.