Il messaggio del  Presidente di Rondine Franco Vaccari: “Guardiamola con gli stessi occhi dei giovani di Rondine che da venticinque anni ci permettono di tenere vigile la coscienza: la guerra è una realtà, disumana e inaccettabile. Oggi non possiamo permetterci di pensare che non ci riguardi”.

 

Ci troviamo di nuovo nell’angoscia e nel dolore. Lo spettro della guerra in Ucraina che serpeggia da mesi è ormai un fatto conclamato. Siamo nel cuore dell’Europa! La guerra per noi europei è percepita come qualcosa che sta da altre parti del mondo, ma mai in Europa. Noi europei ci pensiamo come quelli che hanno messo la guerra nei musei. Oggi per la prima volta dopo decenni, invece, ci invade e ci impone di scrollare la polvere che si è depositata sulle memorie conservate nei musei e guardare la guerra con gli stessi occhi dei giovani di Rondine che da venticinque anni ci permettono di tenere vigile la coscienza: la guerra è una realtà, disumana e inaccettabile, ma una realtà anche se da noi percepita lontana. Oggi non possiamo permetterci di pensare che non ci riguardi.

A Rondine, come sempre in questi casi, cala un silenzio misto di disorientamento e frustrazione, di paura e di vergogna, perché sembra che ogni sforzo personale e collettivo sia vanificato. La guerra non è mai una risposta ad un conflitto, è un male assoluto. Eppure si ripete.

Ogni volta, in questi anni, abbiamo cercato risposte differenti insieme ai giovani dello studentato internazionale per non restare paralizzati dal dolore, non cedere alla rabbia, non ripiegare nell’indifferenza o nel cinismo. Ogni volta abbiamo trovato parole e gesti; a volte grandi altre piccoli o piccolissimi ma sempre tessuti sulla trama della cura delle relazioni.

L’esperienza di Rondine ci insegna che tutti siamo “portatori sani” di nemico, anche prima che arrivino le armi e che ogni guerra diventa possibile proprio perché lentamente si è costruito il nemico.

Una costruzione malata, perversa, che avvelena le società cominciando dalle relazioni e porta alla disumanizzazione.

Scegliendo Rondine abbiamo deciso di camminare per una strada nuova che esce dalla logica del nemico e ricuce le relazioni a partire dalla condivisione del dolore. Schemi vecchi si ripetono tragicamente davanti ai nostri occhi, logori e mortiferi, e la guerra torna.

Siamo legati da una responsabilità comune, siamo uniti dalla necessità e dalla volontà di difendere un patrimonio unico al mondo di “amicizie impossibili”, quelle dei giovani che vengono dalle parti opposte del conflitto degenerato.

Amicizie che possono essere la culla di una nuova leadership di pace che possa soppiantare la leadership frammentata e muscolare cui assistiamo a livello globale. Una leadership che deve riconoscere il fallimento di fronte a ogni nuova guerra e scorgere per tempo i segni sociali e culturali che inevitabilmente conducono alla tragedia.

Serve allora un’educazione a un nuovo modo di stare nella crescita civile, un’educazione alla cittadinanza che sappia dire qualcosa di adatto a costruire il terzo millennio in pace.  Una cittadinanza proattiva nei confronti delle istituzioni, che chiami dal basso costantemente le istituzioni alle loro responsabilità, senza smettere di ricucire le società ferite, costruendo pazientemente legami di affetto e di volontà, di impegno per una comune causa: la pace come processo di differenze che si incontrano e si rispettano.

 

Franco Vaccari

Presidente di Rondine Cittadella della Pace